 Un attimo prima che inizi la partita, in quei pochi e interminabili secondi che precedono il fischio dell’arbitro, penso a te. Si lo so, dicono che poi la concentrazione viene a mancare, ma è più forte di me. Il desiderio di averti qui, al mio fianco. Sostenendoci, l’uno all’altro. Ipotizzando insieme quale sarà la prossima mossa. Ritrovandoci a memoria. Come ai tempi del liceo. Quando prima di rientrare, insieme al solito gruppo di amici, giocavamo nel campo dietro la ferrovia. Passa, passa quella palla, ricordo gridavo, per farmi sentire tra le urla di tutti e il rumore dei treni. Tu guardavi prima l’avversario, poi con il solito sorriso tra l’ingenuo e il beffardo, senza voltarti, mi passavi la palla. I tuoi scatti e le tue finte le ho ancora vive, fotografate tra i miei ricordi più cari e così anche l’espressione sorpresa del viso quando capitava che l’ovale sfuggisse via, tra le dita, rotolando in avanti.
A volte riuscivi con il tuo modo di fare a sopire la delusione per una sconfitta, smorzandola con quel sorriso che tagliava in due quella faccia grande. Dicono che ci somigliamo. Eppure non siamo neanche parenti. Forse a furia di sbattere fianco a fianco contro lo stesso avversario ci si sente la stessa cosa, la stessa testa con le stesse gambe e lo stesso cuore. Ed è così che probabilmente ci vedono gli altri. Ognuno di noi porzione indivisibile di un’ unica immagine.
Un attimo prima che inizi la partita, in quegli istanti raccolti frettolosamente nella conca di una mano, mi domando che fine hai fatto. Dove hai poggiato il tuo bagaglio. I tuoi occhi in questo momento cosa stanno guardando. E le tue gambe verso quale direzione stanno andando. Mi domando se hai continuato a giocare, ovunque tu sia o se hai smarrito il tuo talento, dimenticandotelo sbadatamente sull’ultima panca di spogliatoio. Sembra impossibile che dopo tante battaglie vissute insieme, oggi tu non ci sia, anzi neanche so dove tu sia. Spero racconterai ai tuoi figli le grandi risate e i cori urlati a squarciagola dopo le vittorie, così come io farò con i miei. Servirà per rivivere ogni tanto quegli anni. Servirà a tenere acceso il motore di questo proiettore che trasmette continuamente le sequenze su una parete bianca, colorata dalle nostre storie. Non ti nascondo che da quando sei sparito, ogni volta che entro in campo, guardo verso gli spalti e ti cerco tra le teste, sperando di riconoscere la tua. Ed ad ogni azione di gioco aspetto che tra l’incitazione del pubblico, mista alle altre voci ci sia anche la tua. Adesso chissà dove sarai. Io, sto entrando in campo. Tra un po’ l’arbitro fischierà, inizierà un’altra partita, il saluto e via nuovamente a correre incontro all’avversario, cercando di dominare gli schizzi improvvisi della palla. E tu amico mio dove sei?
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